Ovviamente, Vanni lo suonò da solo.
Il riff era strano. Non era thrash, non era doom, non era nulla di conosciuto. Era come se il suono si piegasse su se stesso, come se ogni nota fosse un portale. Dopo tre secondi, le luci tremarono. Dopo cinque, il suo amplificatore iniziò a fumare. Dopo dieci, qualcuno bussò alla porta.
Era Ivan.
“Io l’ho già sentito,” disse, senza salutare. “Nel ’89. In un locale che non esiste più. Il chitarrista lo suonò, e il soffitto crollò. Da allora, nessuno ha osato registrarlo.”
Vanni lo guardò.Ma è solo un riff.”
Ivan si avvicinò al mangianastri. “No, è un rituale. E tu l’hai risvegliato.”
Fuori, il cielo si fece viola. I cani ululavano. Il vicino metallaro iniziò a suonare Raining Blood senza sapere perché.
Ivan prese la chitarra. “Dobbiamo completarlo. Solo così possiamo chiuderlo.”
Vanni collegò il pedale distorsore. “E se lo completiamo?”
Ivan sorrise. “Allora il mondo sentirà il riff che non doveva esistere.”
E iniziarono a suonare.
Questo episodio fa parte della saga Riff Ribelli, un racconto metal italiano che unisce musica oscura, ribellione e mito. Ogni episodio è un viaggio sonoro tra riff perduti, band ribelli e frequenze dimenticate. Segui il blog per scoprire nuovi capitoli e immergerti nella storia più metal del web.

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