Quando il silenzio diventa un riff: la risposta dell'Underground.
Non era un guasto elettrico. Quello che Ivan e Vanni hanno sentito nell'episodio precedente non era il semplice ronzio di un amplificatore stanco. Era un segnale che arrivava da molto lontano, un'eco che ha attraversato trent'anni di polvere e cemento per tornare a urlare nei loro monitor. Mentre le luci della città rimanevano spente, il vuoto ha iniziato a cantare.
Ivan è rimasto immobile, le dita ancora sporche di nicotina sospese sopra il mixer. Quel riff lo conosceva bene. Era lo stesso accordo "maledetto" suonato in quel capannone di Ravenna, prima che il silenzio inghiottisse tutto. Ma stavolta la frequenza era diversa: non c’era distorsione, solo una vibrazione glaciale che ti entrava nelle ossa.
Vanni ha posato la sua birra calda, lo sguardo fisso sui led del pannello che segnavano un rosso costante, quasi minaccioso. "Non siamo noi a trasmettere, Ivan," ha sussurrato con la voce roca. "È la frequenza del caos che ci ha finalmente trovato".
In questo quarantunesimo capitolo di RIFF RIBELLI, sveliamo che il metallo non è mai solo musica. È un richiamo primordiale che non può essere sepolto. Siete pronti a scoprire cosa si nasconde dietro l'Eco del Vuoto?

