Il Riff non era solo suono. Era memoria. Vanni camminava tra le rovine della vecchia scena, dove ogni amplificatore spento sembrava custodire un segreto. Il silenzio non era vuoto: era pieno di echi. Ogni passo lo avvicinava a qualcosa che non si poteva vedere, ma si poteva sentire. Una Frequenza dimenticata, che non si era mai arresa.
La stanza del ricordo
La trovò sotto un palco crollato, tra poster strappati e corde spezzate. Una stanza che non esisteva nei piani, ma solo nei ricordi. Sulle pareti, frammenti di riff scritti a mano, bruciati ai bordi. C’era anche il nome di Ivan, inciso su un foglio che si consumava appena lo si leggeva. E Lorenzo, che scriveva con una lama, lasciando versi che sanguinavano.
Il Riff che non muore
Vanni chiuse gli occhi. Il Riff lo attraversò come una vertigine. Non era nostalgia. Era resistenza. Era il suono che aveva dato origine a tutto, e che ora tornava per ricordare chi erano. «Non siamo mai stati dimenticati. Siamo stati… sospesi.» Il Ricordo non era passato. Era Frequenza. E il Riff, finalmente, tornava a vibrare.
