Il vuoto non è mai veramente silenzioso. A volte, tra le scariche elettrostatiche, riecheggia la nota di un basso che non dovrebbe esistere. Dopo aver affrontato l'Eco del Vuoto, pensavamo che il rumore bianco fosse la fine del viaggio. Ci sbagliavamo.
Nella penombra dello studio, mentre le valvole degli amplificatori emanano quel calore ambrato che sa di elettricità e storia, qualcosa è cambiato. Le radio hanno smesso di trasmettere il solito fruscio. Ora, al loro posto, c'è un battito ritmico, un battito che ricorda il galoppo di un pezzo heavy metal anni '80 registrato su una cassetta consumata.
Le chiamano Frequenze Fantasma.
Sono i resti di riff mai pubblicati, assoli che si sono persi nell'etere quando le band underground degli anni d'oro scomparivano nel nulla, lasciando dietro di sé solo leggende metropolitane. Queste frequenze non cercano ascoltatori qualunque; cercano chi è pronto a vibrare alla stessa intensità del metallo più oscuro.
Ascoltare queste frequenze è come sfogliare una fanzine scritta col sangue e l'inchiostro sbiadito. Non è solo musica, è un richiamo. La domanda ora non è più "cosa stiamo ascoltando", ma "chi sta ascoltando noi" dall'altra parte del ricevitore.
